Vedere fotograficamente

Vedere fotograficamente

Andreas Feininger è un famoso fotografo americano del XX secolo, celebre per le sue splendide vedute di Manhattan in bianco e nero. Fu lui a coniare l'espressione "vedere fotograficamente", intendendo sottolineare la fondamentale differenza che intercorre tra la maniera con cui il nostro cervello percepisce visivamente la realtà che ci circonda e ciò che l'obiettivo fotografico realmente riprende e trasferisce su un supporto a due dimensioni, che sia una fotografia stampata o visualizzata su un dispositivo elettronico.


Non riuscire a "vedere fotograficamente" è la ragione per cui un soggetto osservato in prima persona può apparire attraente e fotogenico per poi invece, una volta scattata l'immagine, risultare del tutto insignificante.


Da un punto di vista puramente funzionale salta subito agli occhi il nocciolo del problema: il nostro cervello percepisce la realtà a 360 gradi ed è soggetto ad una serie infinita di stimoli e di suggestioni extrafotografiche, che talvolta ci inducono a ritenere carico di significato un momento od una situazione che si rivela poi magari deludente.


L'obiettivo fotografico infatti percepisce solamente una porzione della realtà visiva circostante. Tutto ciò che non compare nell'inquadratura è irrimediabilmente tagliato fuori.


L'occhio del fotografo esperto è in grado dunque di isolare gli elementi che renderanno l'immagine interessante e significativa dal contesto extrafotografico, ed è in grado di rendersi conto di come essi verranno rappresentati bidimensionalmente nell'immobilità dell'istante fissato per sempre.


Il fotografo esperto saprà "inquadrare mentalmente" la porzione di realtà significativa che intende trasformare nella comunicazione visiva della fotografia, identificando innanzitutto l'elemento principale, il soggetto della foto, mettendolo nella corretta relazione solamente con quegli altri elementi che effettivamente saranno inquadrati dall'obiettivo e che concorreranno alla composizione finale.


Sarà in grado cioè di comprendere e definire l'efficacia informativa del soggetto stesso in rapporto al messaggio che si desidera trasmettere e di astrarsi completamente dalle suggestioni extrafotografiche. Il dilettante che trova le fotografie dei propri figli estremamente interessanti non fa altro che riversare sulla fotografia contenuti emozionali che percepisce solamente lui, e che di conseguenza è assai facile che appaia scontata e banale all'osservatore non emozionalmente coinvolto.


Nell'arte della fotografia è dunque fondamentale operare la distinziome tra le caratteristiche compositive insite nel soggetto che stiamo riprendendo e ogni altra connotazione di carattere soggettivo. Solamente dopo che sarà stata compiuta questa non scontata operazione il fotografo che si sentirà ancora in grado di realizzare una propria personale visione del soggetto inquadrato potrà procedere con la piena consapevolezza dei propri mezzi e propri scopi.


Vedere fotograficamente significa saper cogliere la fondamentale differenza che intercorre tra la maniera con cui il nostro cervello percepisce visivamente la realtà che ci circonda e ciò che l'obiettivo fotografico realmente riprende e trasferisce su un supporto a due dimensioni
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